CORONAVIRUS: DIFFERENZE TRA NAZIONI

Un virus sconosciuto

Anche un profano della materia nota immediatamente una difformità epidemica estremamente marcata in regioni sostanzialmente connesse. Gli esperti si interrogano su come sia possibile un “ritardo” così ampio nella evoluzione tedesca e francese.

Le differenze tra nazione e nazione possono avere due tipi di cause: motivazioni mediche (tipologia del virus, differente conformazione della popolazione) oppure motivazioni statistiche (differente definizione dei casi o della raccolta dati), probabilmente entrambe. Almeno un concetto deve accompagnare il lettore: il virus in esame è sconosciuto. A breve la scienza medica riuscirà ad inquadrare l’epidemia e importanti passi sono già stati compiuti.

Il professor Ascierto, direttore dell’Unità di Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, si è detto ottimista sugli esiti della somministrazione ai pazienti in gravi condizioni del Tocilizumab, farmaco in genere usato per l’artrite reumatoide. In particolare ha sottolineato la possibilità di seguire la linea medica cinese: somministrare preventivamente il farmaco ai pazienti sintomatici a rischio, in modo da evitare finiscano in rianimazione (intervista a SkyTg24 in data 10 Marzo 2020).

Causalità e casualità

Pur ammettendo le differenze strettamente virologiche, geografiche, sociali, economiche, del SSN, climatiche o metodologiche (numero di tamponi, classificazione dei decessi), talune differenze, anche meramente temporali, risultano di non facile intuizione. Il confronto con la Corea del Sud è emblematico delle perplessità di chi legge i dati.

In Corea (LINK DIRETTO) sono stati effettuati 190.000 test, con un numero di contagi di circa 7500. Il ragionamento più intuitivo porta a correlare il numero elevato di casi al numero elevato di test. Il valore che non torna è il numero di decessi, incredibilmente basso: 50 morti con un CFR di 0.7%. Migliore SSN? Metodi di classificazione differenti? Il virus ha una evoluzione così differente a seconda della zona?

La risposta è come (quasi) sempre accade nelle sudate carte. La Corea del Sud ha adottato i provvedimenti di isolamento e tracciamento dei contatti sin dal 25 Febbraio (si allega comunicato ufficiale, LINK DIRETTO). Dopo aver raggiunto il picco di contagi in data 6 Marzo (10 giorni dopo le disposizioni), i dati hanno completamente cambiato tendenza, facendo crollare l’incremento giornaliero del cumulo contagiati. La curva è quasi nella zona piatta, cioè l’epidemia è quasi terminata: è molto probabile un rapporto di causalità tra provvedimenti presi e contenimento dei contagi.

I provvedimenti italiani sono stati resi operativi dal 10 Marzo.

Supponendo di poter ritenere l’Italia simile alla Corea del Sud per popolazione (età media 82 anni, come la nostra), SSN e criteri di controllo (ipotesi che esula dalla trattazione), si deduce che il picco di contagi in singola data si raggiungerà in data 20 Marzo. Supponendo una situazione italiana peggiore di quella coreana, invece, si può considerare il 20 Marzo come il limite minimo prima del quale sia impossibile invertire la tendenza dei contagi.

Contagi su singolo giorno, dati raccolti dal dottor Andrzej Leszkiewicz.

Infine si ci chiede perché il secondo focolaio più importante a livello mondiale sia scoppiato proprio in Italia?

La diffusione del virus può essere imputata a svariate ipotesi:

  • una sottovalutazione iniziale del problema
  • alle abitudini della popolazione
  • cause di tipo prettamente medico
  • anzianità del campione
  • caratteristiche specifiche di mutazione di virus

Tuttavia, si ci interroga anche sullo scoppio dell’epidemia in sé, non solo sulla sua diffusione.

Perché proprio in Italia prima che altrove? C’è una possibilità non remota che la risposta a questo interrogativo sia la più disarmante di tutte, eppure statisticamente sensata: un mero caso! 



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