CORONAVIRUS E INFLUENZA: IL PROBLEMA DEI RICOVERI

Influenza

È stato ampiamente dibattuto il confronto con la volgarmente detta “influenza stagionale”.

Dal punto di vista meramente statistico, i dati del coronavirus, sia esso o meno un caso di influenza, andrebbero comunque a sommarsi ai dati della influenza stagionale, gravando sul SSN a prescindere dalla loro definizione. Stando allo studio “Global mortality associated with seasonal influenza epidemics: New burden estimates and predictors from the GLaMOR Project” (LINK DIRETTO), c’è una media di 389.000 decessi associati all’influenza a livello globale ogni anno durante il periodo di studio, cioè il 2% di tutti i decessi per problematiche respiratorie, il 67% di deceduti è over 65 anni.

Nello studio “Investigating the impact of influenza on excess mortality in all ages in Italy during recent seasons (2013/14–2016/17 seasons)” (LINK DIRETTO) scopriamo che nel nostro paese ci sono stati 7.027, 20.259, 15.801 e 24.981 decessi attribuibili a epidemie influenzali rispettivamente nel 2013/14, 2014/15, 2015/16 e 2016/17, su un totale di 5.290.000 casi.

Il tasso medio annuo di mortalità in eccesso per 100.000 persone variava da 11.6 a 41.2, con la maggior parte dei decessi registrati tra gli anziani. Oltre 68.000 decessi sono attribuibili a epidemie di influenza. “L’eccesso di morti osservato non è del tutto inaspettato, dato l’alto numero di soggetti fragili e molto anziani che vivono in Italia”. L’ISS dichiara:”[…] si arriva ad attribuire mediamente 8.000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia” (LINK DIRETTO).

Il professore di Oxford Christophe Fraser (INFO), esperto di epidemiologia, dichiara:“COVID-19 ha il potenziale di causare un’epidemia incomparabile all’influenza stagionale, sia per la maggiore gravità per ogni infezione, sia per il potenziale di stress estremo sugli ospedali. Tuttavia, una grande epidemia non è incontrastabile”. 

Terapia Intensiva

Un dato certo è costituto dal numero di pazienti in Terapia Intensiva. Risulta particolarmente utile stabilire una proiezione di questi numeri, visto che la maggior parte dei pazienti risponde bene alla terapia e di conseguenza la prima cosa da fare, per diminuire i decessi, è evitare la saturazione del sistema.

Secondo lo studio dei professori Enzo Marinari (fisico, “La Sapienza”) ed Enrico Bucci (esperto di estrazione e analisi di dati di interesse biologico, “Temple University”, Philadelphia) (LINK DIRETTO), i casi gravi di COVID-19 raddoppiano ogni 2.6 giorni. Di conseguenza, avendo in data 9 Marzo 733 pazienti in Terapia Intensiva, si suppone che in data 12 Marzo vi siano 1400 pazienti che necessitano del reparto.

Nella sola Lombardia, focolaio dell’epidemia, i pazienti in Terapia Intensiva in data 9 Marzo risultano 440, ergo secondo tale modello, avremo 880 pazienti entro il 12 Marzo. La domanda è: quanti posti abbiamo a disposizione? Secondo l’Annuario Statistico del SSN 2017 (LINK DIRETTO) “i reparti direttamente collegati all’area dell’emergenza dispongono per il complesso degli istituti pubblici e privati accreditati di 5.090 posti letto di terapia intensiva (8,42 per 100.000 ab.)”.

Se la curva di contagio non dovesse cambiare pendenza, entro il 18 marzo l’intera disponibilità di posti sarebbe coperta dai casi severi di COVID-19, al netto dei nuovi posti che Governo e Regioni stanno creando e, ovviamente, di dimessi e deceduti.

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