CORONAVIRUS: PREVISIONE SUI DATI DI CONTAGIO IN ITALIA

Un accurato modello predittivo è fornito dal dottor Andrzej Leszkiewicz, economista esperto di finanza e di “Project and Program management” (LINK DIRETTO). Qui trovate curve reali e curve predittive, tassi di crescita dei contagi, tool per il confronto tra nazioni, dati di ogni nazione coinvolta. Può essere un utile strumento da affiancare alla pagina di monitoraggio della Protezione Civile Italiana (LINK DIRETTO), dove trovate tutti i dati ufficiali italiani.

Curve fitting italiano

Secondo il professore di “Theoretical and Computational Physics” Ricci-Tersenghi (La Sapienza, INFO), l’abbandono dell’andamento esponenziale in Cina, dopo 7 giorni dall’adozione di severe misure restrittive nel focolaio principale Hubei (INFO), si è avuto solamente grazie a queste misure, dunque la situazione italiana non può essere paragonata ed anzi risulta avere predizioni peggiori: non abbandoneremo per vari giorni la zona esponenziale.

Al contempo è bene precisare che la provincia di Hubei ha una densità di popolazione (dati del 2015) in rapporto di ⅔ con la nostra (quasi a parità di popolazione ha una estensione dei ⅗). 

Il professor Gorini (INFO), fisico dell’Università del Salento, ha realizzato un “curve fitting” con una curva di tipo logistico.
La sua previsione è differente.

Dai dati si evince come a partire dal 7 Marzo sia cambiata la pendenza della curva, cioè l’andamento sta perdendo la velocità esponenziale e quindi possiamo supporre, con un certo livello di incertezza ovviamente, che “dovrebbe tutto finire orientativamente a partire dal 20 marzo, nel senso che ci si aspetta che non si dovrebbero avere più nuovi casi di contagio. Tutto ciò naturalmente vale se si manterrà alta l’attenzione e se non si apriranno nuovi focolai in altre regioni/province”.

Valutazione intuitiva

Se l’andamento dell’epidemia fosse sempre esponenziale, una sorta di epidemia incontrollabile, al ritmo attuale di decessi cumulativi (in data 9 Marzo), basterebbero 45 giorni totali per avere 79 milioni di morti.
In Italia. Peccato che siamo 60 milioni.

Dunque il problema non è SE l’andamento dei decessi possa o meno perdere l’andamento esponenziale, ma QUANDO ciò possa avvenire. Che avvenga è certo, quantomeno perché a lungo andare tutta la popolazione viene infettata e quindi o si muore o semplicemente si diviene immunizzati.
Tuttavia più tempo passa più decessi ci saranno, non solo per la malattia in sé ma anche per la saturazione del SSN.

Per comprendere l’importanza dell’analisi dei dati e del “curve fitting” possiamo citare l’intuizione del dottor Gianluca Codagnone (INFO), esperto di fama mondiale in Financial Analysis.

Codagnone rilevò immediatamente una incongruenza nei primi dati cinesi (che ciò derivasse da dati volutamente artefatti o per mera carenza di raccolta, poco importa) visto che il “curve fitting” da lui effettuato forniva qualcosa di quadratico e non di esponenziale, come invece il modello teorico delle epidemie impone.

Ragionare sui dati cinesi?

Supponendo vi sia un numero di contagiati accertati totale a fine epidemia pari a quello cinese, cioè circa 85.000 individui, essendo la popolazione italiana di circa 60.000.000, ci aspettiamo 85 contagiati ogni 60.000. Con una irrealistica omogeneità della distribuzione, una città come Salerno, con 140.000 abitanti, dovrebbe attendersi poco meno di 200 contagiati (a fine epidemia) e quindi circa 7 decessi (con un CFR 3.4%, stima WHO del 3 Marzo).

Supponiamo che in Italia vi sia uno scenario peggiore di quello cinese, partendo dalla ipotesi che in Cina abbiano adottato misure migliori delle nostre. Ci aspettiamo in tal caso un andamento esponenziale per ancora molti giorni.

Ebbene, in tal caso, avremmo 26.000 contagiati accertati entro il 14 Marzo, a 6 settimane dall’inizio della epidemia. Si avrebbero 2.800 decessi, con un tasso di letalità enormemente più alto della Cina. La Cina ha raggiunto i 2.800 decessi in data 2 Marzo, quindi dopo 8 settimane di epidemia ma con già 80.000 contagi. Scenario apocalittico e che prevede il totale fallimento delle misure contenitive.

Ha senso una previsione del genere? Ragioniamo: in questa situazione avremmo un tasso di letalità superiore al 10% e dato che ci aspettiamo, secondo le stime del WHO (INFO), un tasso del 3.4% (stime al 3 Marzo), è sensato supporre che vi sia un cambio di velocità della curva prima del 14 Marzo. 

Esempio di previsione del numero dei contagiati, dottor Andrzej Leszkiewicz.

Supponiamo che ciò non avvenga e che si vada verso una catastrofe. Fissiamo il numero di contagiati accertati a 1 milione. Supponiamo che il 10% finisca in terapia intensiva. Sovrastimiamo la popolazione italiana a 60 milioni di individui. Imponendo una irrealistica omogeneità di contagio, sia a livello geografico sia a livello anagrafico (prescindendo, tra l’altro, dalle patologie pregresse), avremmo 1 caso di ricovero severo ogni 600 abitanti. Con 500.000 contagiati, avremmo 1 caso ogni 1200 abitanti.

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