CHI È PIÙ A RISCHIO DI CONTAGIO DA CORONAVIRUS? LA RISPOSTA È NEI DATI!

In questo periodo siamo sommersi di dati, forse perché si cerca di dare forza alla propria argomentazione fornendo dei numeri. “I numeri non mentono”. Invece, come ogni esperto di statistica sa bene, non vi è nulla di più menzognero di un dato interpretato in maniera errata.

Cerchiamo di chiarire alcuni aspetti statistici di questa epidemia che sta sconvolgendo la vita degli italiani. Le valutazioni ivi presenti non rappresentano un modello statistico, esse vogliono essere un riferimento qualitativo per districarsi nel labirinto dei dati.

Nel leggere quanto segue, non dimenticate mai che stiamo parlando di persone venute a mancare: ch’esso esprima un valore alto o un valore basso, ogni dato rappresenta un certo numero di lutti. Teniamolo sempre a mente!


Qual è il tasso di mortalità?

Il tasso di mortalità di una malattia è il rapporto tra i decessi causati e l’intera popolazione in esame.

Non ha alcun senso stimare una mortalità assoluta in una epidemia virale, perché essa cambia notevolmente da zona a zona, a seconda delle specifiche caratteristiche della zona stessa e di come si declina l’epidemia.
Che senso ha parlare di mortalità in Italia se la maggior parte dei casi è in Lombardia?
Che senso ha paragonare la mortalità coreana con quella italiana se abbiamo adottato misure differenti e, tra l’altro, abbiamo una popolazione mediamente più vecchia?

Non solo: la mortalità, ovviamente, cambia a seconda della fascia d’età e soprattutto a seconda delle condizioni di salute di partenza del paziente. Che senso ha parlare di mortalità assoluta se la maggior parte dei ricoverati in rianimazione ha una età superiore ai 65 anni?

Tuttavia è bene confrontare i dati per capire il rischio reale da coronavirus.

Fonte dati demografici: ISTAT (LINK DIRETTO ISTAT)
Fonte dati coronavirus: Protezione Civile (LINK DIRETTO)


  • Popolazione italiana stimata: 60.359.546
  • Decessi accertati: 1.809 (in data 15 Marzo)
  • Mortalità in Italia per coronavirus: 0,003%
  • Popolazione Lombardia stimata: 10.060.574
  • Decessi accertati in Lombardia per coronavirus (dato aggiornato al 15 Marzo 2020) : 1.218
  • Mortalità in Lombardia per coronavirus: 0,012%

Se ne deduce che (al 15 Marzo) la mortalità in Lombardia risulta 4 volte superiore (in termini percentuali) alla media italiana.

  • Decessi medi (pre-epidemia, stima qualitativa per avere un riferimento), in Lombardia: 7.500 – 8.000
  • Mortalità media in Lombardia: 0,941% (LINK DIRETTO)
  • Decessi per coronavirus 20 Febbraio – 15 Marzo 2020: 1.218
  • Mortalità in Lombardia per coronavirus: 0,012%

Capiremo l’impatto del coronavirus nella zona-focolaio solamente quando potremo confrontare i decessi in un arco temporale sufficientemente lungo (anno 2019 vs anni 2020 per esempio).

Confrontiamo la mortalità media lombarda (la quale è calcolata nell’arco di un intero anno), con quella dovuta al coronavirus nell’ultimo mese. Si tratta di un calcolo scorretto, perché prendiamo dati di due periodi differenti e mentre uno è la media annuale, gli altri sono i valori giorno per giorno. La valutazione ci serve esclusivamente per avere un riferimento.

  • Decessi in Lombardia (in base ai dati del 2019, LINK DIRETTO) proiettati su singolo giorno: 278 decessi al giorno
  • Decessi dovuti a coronavirus in Lombardia su singolo giorno:
    10 Marzo 135
    11 Marzo 149
    12 Marzo 127
    13 Marzo 146
    14 Marzo 076
    15 Marzo 252

Prendiamo il dato del 15 Marzo. Supponiamo che la metà dei decessi sarebbe avvenuta a prescindere dal coronavirus e che quindi rientri nel dato dei 278 morti al giorno: sotto questa ipotesi avremmo un totale di 404 decessi totali stimati, ergo un aumento del 40% (nella singola giornata del 15 Marzo) rispetto alla media 2019.

Come leggere questo dato? Certamente l’epidemia determina un aumento dei decessi considerevole nella ipotesi di essere in una zona-focolaio e nei giorni intorno al picco (vedi caso provincia di Bergamo). Il valore giorno-per-giorno ha però poco senso: la quantificazione statistica andrà fatta a fine epidemia, mediando sull’intero periodo e considerando il totale reale dei decessi per altre patologie.

Qual’è la probabilità di decesso una volta contratto il coronavirus?

Ecco, questa è una domanda alla quale viene spesso data una risposta assurda. I massmedia propongono il famoso “tasso di letalità” (QUI LA SPIEGAZIONE), cioè il rapporto tra i decessi e i contagiati. Questo numero dovrebbe rispondere alla domanda: se mi ammalo di coronavirus, quante probabilità ho di non farcela?

Anche in questo caso bisogna relativizzare tutto alle condizioni di partenza del paziente: età, patologie, virulenza locale. La domanda posta in maniera assoluta NON ha alcun senso.

Come vedremo in seguito, solamente lo 0,5% dei pazienti deceduti aveva meno di 50 anni e solamente l’1% del totale non aveva alcuna patologia pregressa (probabilmente si trattava di pazienti particolarmente anziani ma non abbiamo dati a riguardo). Che senso ha generalizzare il dato della letalità alla luce di queste considerazioni?

Inoltre, NON sappiamo il numero esatto di contagiati. Possiamo solamente sapere il numero di individui risultati positivi al tampone. Questo valore, dunque, è una sorta di “letalità relativa”: relativa al numero di casi che siamo riusciti ad accertare. Possiamo dedurre davvero poco da esso.

Abbattiamo, però, una convinzione errata: NON è vero che il virus girasse in maniera notevole già da tempo e quindi ci siano milioni di cittadini già contagiati (semmai asintomatici). (LINK DIRETTO, vedi pagina 9) NON abbiamo confuso casi di COVID-19 con l’influenza stagionale nei mesi passati (vedi anche LINK DIRETTO).

Quello che possiamo fare è cercare di stimare i casi assoluti per avere un’idea della letalità reale del virus.

Nello studio “2019-nCoV: preliminary estimates of the confirmed-case-fatality-ratio and infection-fatality-ratio, and initial pandemic risk assessment” (LINK DIRETTO), si mette appunto in evidenza la differenza tra CFR e IFR, cioè letalità relativa e previsione di letalità assoluta, ottenuta cercando di stimare il numero reale di contagiati.

“All’inizio di un’epidemia, è difficile fare delle stime […] perché la progressione naturale della malattia richiede tempo e quindi i decessi sono ritardati rispetto ai casi accertati. È anche più difficile stimare il rapporto di mortalità tra tutti i contagiati perché il numero reale di infezioni non è direttamente misurabile”.

Confronto grafico tra CFR e IFR. Immagine presa dallo studio citato.


Supponiamo che la maggior parte dei contagiati non accertati non abbia nulla di grave. Cosa altamente probabile, altrimenti vi sarebbero stati provvedimenti medici e quindi avremmo scoperto l’eventuale contagio.

Il probabile rapporto complessivo tra infezione e mortalità (IFR) è approssimativamente 9,4 per 1000, più grave della pandemia di influenza H2N2 del 1957 e solo due volte inferiore alla stima di riferimento del CDC del 2,04 per cento per la pandemia di influenza H1N1 del 1918, anche se con ampia incertezza“.

Traduciamo.

  • Stima della letalità reale: 0,94%. Approssimiamo a 1% essendo la popolazione italiana mediamente più vecchia.
  • Letalità reale influenza stagionale: 0,1%

Per varie concause, delle quali la scienza medica si occuperà in seguito (caratteristiche del virus, assenza di vaccino), la letalità da COVID-19 risulta essere 10 volte maggiore (in termini percentuali) di quella dell’influenza volgarmente definita “stagionale”.

  • Contagiati accertati in Italia al 15 Marzo: 20.603
  • Decessi in Italia al 15 Marzo: 1.809
  • Letalità relativa ai casi accertati: 8,7%
  • Letalità reale attesa: circa 1%
  • Proiezione dei contagi in base alla letalità reale attesa: 180.000
  • Proiezione dei contagi reali in Lombardia al 15 Marzo: 120.000


Come varia la letalità in base all’età e alle condizioni di salute pregresse?


Aiutiamoci con il documento dell’ISS (LINK DIRETTO), con il quale ha presentato una analisi dei decessi accertati al 13 Marzo 2020 e con il quadro ufficiale pubblicato in data 12 Marzo 2020 (LINK DIRETTO).

Iniziamo con il quantificare la probabilità di contagio. Questa valutazione ha poco senso in valore assoluto, perché:
1. In senso stretto la probabilità di contagio va valutata nel seguente modo: QUI LA SPIEGAZIONE.
2. Il numero di contagiati reali può essere solamente supposto.
3. La variabilità per zona, età e patologie non permette uniformità statistica.

Fonte report dell’ISS

In data 12 Marzo, le rilevazioni tramite tampone ci dicevano che il 75% dei contagiati ha una età superiore ai 50 anni e dato che di decessi, come vedremo a breve, sono al 99% over 50, consideriamo solamente questa fascia della popolazione.

Si tratta di 10.283 individui. La popolazione italiana over 50 si stima essere composta da 26.982.048 soggetti.

Dunque, lo 0,038% della popolazione over 50 è stata contagiata con certezza fino al 12 Marzo 2020.

Significa che 4 italiani over 50 ogni 10.000 sono risultati positivi al tampone.

La maggior parte dei contagiati, non avendo patologie pregresse e non avendo una età avanzata, non presenta sintomi oppure ha sintomi lievi. Ha notevolmente più valore, quindi, stimare i decessi a seconda dell’età e delle patologie.

  • Età media dei pazienti deceduti: 79,4 anni
  • Età mediana (DEFINIZIONE) dei pazienti deceduti: 80 anni
  • Età mediana dei pazienti infetti: 65 anni

Percentuale di decessi in base all’età:

  • under 50: 0,5%
  • 50-59 anni: 2,5%
  • 60-69 anni: 8%
  • 70-79 anni: 35%
  • 80-89 anni: 44%
  • 90-99 anni: 10%

Percentuale di decessi sintetica: 89% aveva più di 70 anni

Il grafico mostra i decessi in percentuale. L’89% dei deceduti aveva più di 70 anni.
  • Numero medio di patologie già in atto nei pazienti deceduti: 2,7
  • Numero mediano di patologie già in atto nei pazienti deceduti: 2
  • Pazienti deceduti con 0 patologie in atto: 1%
  • Pazienti deceduti con 1 patologia in atto: 26%
  • Pazienti deceduti con 2 patologie in atto: 26%
  • Pazienti deceduti con 3 o più patologie in atto: 47%
Il grafico mostra la % di decessi in base al numero di patologie pregresse. Sfumature di rosso: 1 o più patologie.


Tipologie di patologie dei pazienti deceduti.

Fonte: report dell’ISS


FOCUS: i dati della Lombardia

Prendiamo come esempio la Lombardia. Perché la Lombardia?

Perché è sede del focolaio principale italiano e si avvia verso un limite massimo dello stress delle risorse del SSN. I dati presi in questa regione sono indicativi di cosa possa accadere in caso di sviluppo di un un focolaio a carattere regionale, pur con ovvie differenze di risorse.

La Lombardia rappresenta da un lato un best case, avendo le maggiori risorse, e al contempo un worst case, essendo stata colpita prima delle misure contenitive.

Ragionando nuovamente sui contagiati, ergo con tutte le note premesse, si nota che il 63% dei casi è stato rilevato in Lombardia.
Si tratta quindi di una stima di circa 3.300 over 70 positivi al tampone (al 12 Marzo 2020).

  • Popolazione Lombardia over 70: 1.705.607 (FONTE)
  • Stima contagio over 70 (al 12 Marzo): 2 over 70 ogni 1.000
  • Stima decessi Lombardia over 70 (al 15 Marzo): 1.090
  • Stima mortalità over 70 (con patologie pregresse): 0,063%
    significa 63 su 100.000
  • Stima mortalità over 70 (senza patologie pregresse): 0,00065%
    significa 65 su 10.000.000

L’esempio dalla ipertensione

Secondo l’ISS (LINK DIRETTO) si stima che il 60% degli individui abbia una condizione generica di ipertensione: “Pressione arteriosa uguale o superiore a 160/95 mmHg”. Circa il 10% della popolazione della Lombardia (LINK DIRETTO) riceve assistenza medica a riguardo, dei quali più del 60% sono over 65.

Situazione coronavirus-ipertesi in Lombardia:

  • Stima individui ipertesi accertati over 65: 750.000
  • Stima decessi per coronavirus over 65 al 15 Marzo: 1.150
  • Stima decessi per coronavirus over 65 con ipertensione: 880
  • Stima mortalità per coronavirus over 65 ipertesi accertati: 0,1%

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