10 MOTIVI PER I QUALI L’APP IMMUNI NON RISOLVE UN BEL NIENTE

I professori Schneier ed Anderson l’hanno detto chiaro e tondo: “Tutto questo è principalmente un esercizio di un falso sillogismo. Qualcosa deve essere fatto. Questo è qualcosa. Quindi dobbiamo farlo. Sono tecnici che propongono soluzioni tecniche a quello che è principalmente un problema sociale”.


PREMESSA

La letteratura epidemiologica parla chiaro: il lockdown è l’unica soluzione possibile quando si perde il controllo di una epidemia dovuta ad un virus non conosciuto. Tuttavia, prolungare il lockdown fino ad una soluzione farmacologica definitiva (antivirali? vaccino?) è semplicemente impossibile: l’impatto medico, quello psicologico e quello meramente economico, sarebbero devastanti.

Per superare la “serrata” senza far risalire il numero di contagi è necessario adottare un accurato sistema di tracciamento dei soggetti venuti a contatto con infetti: in inglese questa operazione si chiama “contact tracing”. Possiamo distinguere due approcci:

  • sistemi basati sulla localizzazione (GPS o WiFi)
  • sistemi basati sulla prossimità, come il Bluetooth.

La scelta italiana è ricaduta sulla proposta di Bending Spoon (LINK DIRETTO), Jakala (LINK DIRETTO) e il Centro Medico Sant’Agostino (LINK DIRETTO), Immuni: tracciare i contatti tramite un’applicazione per cellulari, funzionante attraverso il protocollo Bluetooth. Non conosciamo ancora le specifiche tecniche della applicazione (cosa assurda) ma possiamo brevemente spiegarne il principio generico di funzionamento:

  1. L’applicazione cerca gli altri telefoni che sono entro una distanza X (2 metri? 3 metri?), tramite il segnale Bluetooth
  2. Quando si resta entro questa distanza X dai telefoni trovati per più di un tempo T (5 minuti? 10 minuti?), l’applicazione memorizza un codice identificativo di quei telefoni
  3. Se si risulta positivi al tampone, l’ASL rilascia un codice da immettere nella applicazione per segnalare la propria positività
  4. L’applicazione quindi avvisa gli utenti con i quali il soggetto positivo è stato a contatto, in modo che prendano provvedimenti
L’azienda milanese Bending Spoons si occuperà dell’implementazione dell’applicazione Immuni, assieme all’azienda Jakata (esperti di big data) e al Centro Medico Sant’Agostino.

Quanto segue vuole mettere in evidenza le perplessità riguardo al funzionamento di tale approccio. Sono spunti di riflessione, null’altro. La tesi è la seguente: un’applicazione di questo tipo serve solamente come supporto, tra l’altro minimo, non come soluzione cardine.

Ecco a voi 10 motivi per i quali il Contact Tracing tramite Bluetooth rischia di non funzionare.


1. FUNZIONA SOLO SE INSTALLATA DALL’80% DEGLI UTENTI

Secondo lo studio “Effective Configurations of a Digital Contact Tracing App: A report to NHSX” di Robert Hinch di Oxford (LINK DIRETTO), l’epidemia può essere soppressa grazie ad un tracciamento di questo tipo, solo se l’80% di tutti gli utenti di smartphone utilizzano l’app, ovvero il 56% della popolazione.

In Italia si tratterebbe di una diffusione pari a quella di Whatsapp (fonte https://wearesocial.com/it/ ). Se pensate possa essere possibile, visto il timore di contagio, sappiate che a Singapore solo una persona su sei ha scaricato e utilizzato l’applicazione TraceTogether (simile a Immuni) (https://www.tracetogether.gov.sg), come dichiarato dal Ministro dello sviluppo nazionale di Singapore Lawrence Wong (in data 01/04).

La spiegazione del funzionamento di TraceTogether di Singapore

Nello studio “Gradimento di un’app per il tracciamento dei contagi da COVID-19” (LINK DIRETTO), il campione analizzato in data 27 Marzo, ha rivelato che solamente il 60% avrebbe sicuramente installato l’app. Si sale al 70% soltanto nell’ipotesi di caso positivo nelle proprie vicinanze. Gli studiosi sostengono, come risultato sintetico, che “il gradimento per un’app per il tracciamento dei contagi ” sia “molto alto” ma i conti non tornano. Anche se tutti coloro che hanno promesso di farlo utilizzassero realmente l’app, il 60% non basterebbe di certo.


2. LE FASCE A RISCHIO NON USANO LO SMARTPHONE

L’Università di Oxford sottolinea come le persone di età superiore ai 70 anni hanno un basso utilizzo dello smartphone ma al contempo sono altamente vulnerabili al covid-19: l’85% dei deceduti in Italia aveva più di 70 anni (LINK DIRETTO). Un accurato tracciamento deve per forza di cose coinvolgere gli over 70, cosa da effettuare evidentemente con una soluzione alternativa a quella digitale.

I decessi di pazienti con età superiore a 70 anni rappresentano l’89% al 16 Marzo. Al 23 Aprile questa percentuale è divenuta dell’85%.

“Al fine di mantenere bassa la mortalità, anche con l’uso di un tracciamento digitale dei contatti basato su app, si consiglia di continuare la quarantena di persone di età superiore ai 70 anni”, sostengono gli studiosi (LINK DIRETTO).

Utilizzo % di Internet in Italia a seconda della fascia di età: crolla dopo i 65 anni.
La % di over 65 che utilizza Internet, nel 18% dei casi lo fa esclusivamente attraverso PC e NON via smartphone.
Fonte ISTAT (LINK DRETTO)


3. FALSI POSITIVI

Il principio di prossimità descritto fino ad ora, si basa sulla eventualità di rilevamento del proprio dispositivo nella ricerca di contatti tramite segnale Bluetooth. Ebbene, tale contatto tecnico, per quanto si possa affinare la tecnologia, non necessariamente coincide col contatto epidemiologico: si possono creare degli alert di positività laddove non vi sia alcuna possibilità di contagio. Immaginate di ricercare connessioni Bluetooth con le impostazioni del vostro cellulare, anche ora mentre state leggendo: dato che il raggio del segnale è nell’ordine dei metri, potreste risultare a contatto con chi, per esempio, è al di là di una parete o al piano di sotto e quindi non può in alcun modo contagiarvi (FAQ SULLE MODALITÀ DI CONTAGIO).

Per capire meglio il range del segnale Blutetooth, premete sul logo: link alla pagina ufficiale dell’azienda (presente anche un simpatico “Range Estimator”)

In Israele, una donna è stata costretta in quarantena perché un’applicazione di localizzazione ha erroneamente attestato che ella fosse stata a contatto con il suo partner, mentre in realtà lo stava salutando attraverso la sua finestra (fonte LINK DIRETTO). Ross John Anderson, professore di Security Engineering a Cambridge, sottolinea come “chiacchierare con un vicino a 3 metri non comporta alcun rischio di contrarre il COVID-19 eppure c’è il rischio di essere allertati dall’app”.

Se vi sembra un margine di errore accettabile, immaginate a cosa possa accadere nell’intervallo di tempo che intercorre tra la segnalazione della app del contatto con un positivo e il risultato del vostro test (vedi ritardi dei test APPROFONDIMENTO): non avvertireste nessuno con il quale siete stato a contatto fino all’accertamento della vostra positività? La vostra fidanzata, i vostri genitori, tutti all’oscuro? Ne dubito! Chiudereste la vostra attività nel frattempo? Non andreste a lavoro? Panico potenzialmente immotivato.


4. IL TEMPO DI ATTESA DELLA DIAGNOSI

Il tracciamento dei contatti si basa su un principio semplice: se comprendo (grazie all’app) di essere stato a contatto con un positivo accertato, è il caso di sottopormi al test e prendere provvedimenti di conseguenza. In tal modo si arresta la diffusione dei contagi. La catena, però, parte solo se un positivo sa di essere positivo! Ergo, affinché il sistema funzioni, i tempi di attesa per essere sottoposti al tampone e i tempi di attesa dei risultati dei test, devono essere idealmente nulli.

Bruce Schneier, foto tratta da https://www.schneier.com/

Al momento, invece, occorrono circa 4 giorni per avere i risultati del test (APPROFONDIMENTO). In Gran Bretagna i risultati richiedono 3 giorni. Secondo il professor Bruce Schneier di Harvard:“Senza test economici, veloci e accurati, le informazioni di una di queste applicazioni non sono molto utili”.


5. FALSI NEGATIVI

Aver stabilito di non essere stati a contatto tecnico con un soggetto positivo, al massimo minimizza la probabilità di contagio, non la annulla. Al di là dei falsi negativi dei tamponi, l’utilizzo dell’applicazione crea una nuova situazione: il supporre di essere negativi non avendo ricevuto notifiche! Invece le occasioni di contagio tramite soggetti che non abbiano il cellulare o non lo stiano usando nel momento del contatto o semplicemente non usino l’app, sono potenzialmente superiori alle occasioni di contatto con chi utilizza l’applicazione.

Il virus si trasmette tramite passaggio di droplet (APPROFONDIMENTO), per questo è necessario usare le mascherine ma anche lavarsi spesso le mani o indossare guanti: potenzialmente potremmo toccare superfici dove si annida il virus e poi toccare zone esposte (occhi e bocca). Questo contagio indiretto non è ovviamente tracciabile.

Inoltre, possono capitare inconvenienti tecnici: segnale non ottimale, connessione tra dispositivi non riuscita, interferenze, applicazione in crash. Questi eventi di cattivo funzionamento sono di risibile impatto per attività di scarsa importanza, mentre nell’ambito del tracciamento dei contagi essi comporterebbero conseguenze a livello medico. Bisogna essere consapevoli di tutto ciò prima di ritenersi negativi con assoluta certezza. Ecco, questo è il nodo.

La professoressa Landau ad Harvard, foto tratta da https://www.radcliffe.harvard.edu/people/susan-landau

Secondo Susan Landau, ingegnere di Princeton, del MIT e di Harvard“le applicazioni per la ricerca di contatti possono fornire un falso senso di sicurezza, diminuendo così la salute pubblica e non aumentandola (LINK DIRETTO). Dice Jason Bay di Stanford, Senior Director GovTech a Singapore: “La ricerca dei contatti comporta una sequenza intensiva di conversazioni difficili e piene di ansia, ed è il ruolo di un essere umano, non di una app, capire se e come un contatto ravvicinato possa essere stato esposto“. Per Bay , di conseguenza, il tracciamento con app può essere solamente un supporto a quello classico, non un sistema sostitutivo. “Ci sono delle vite in gioco, i falsi negativi hanno conseguenze sulla vita reale e sulla morte”. (LINK DIRETTO).


6. GESTIONE DEI DATI

La mole dei dati da gestire, immagazzinare, trasmettere e aggiornare, nelle ipotesi descritte, è talmente enorme da far ipotizzare l’insorgenza di una molteplicità di problemi, criticità, ritardi, disservizi, da rendere il tutto non sufficientemente utile.

Il professor Anderson, (LINK DIRETTO), il quale insegna proprio ingegneria della sicurezza in ambito informatico a Cambridge, sottolinea una cosa fondamentale:”I sistemi decentralizzati sono tutti molto belli in teoria, ma sono una vera e propria spina nel fianco nella pratica, perché sono troppo difficili da aggiornare. Stiamo ancora usando infrastrutture Internet di 30 anni fa (DNS, SMT) perché sono troppo difficile da cambiare. In un contesto come quello della pandemia, la sanità pubblica potrebbe dover modificare ogni sorta di parametri settimanalmente o addirittura quotidianamente. Non è possibile farlo con le app su una infinità di diversi tipi di telefono e con le comunicazioni peer-to-peer“.


7. IL PROBLEMA DI RSA E OSPEDALI

Un limite fondamentale del tracciamento dei contatti è la mancanza di considerazione del problema delle RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale), degli ospedali e, ovviamente, degli operatori sanitari. Sia chiaro: il contact tracing NON nasce per tracciare la diffusione dell’epidemia nei nosocomi, nelle case di cura (o di riposo, attenzione!), men che meno per proteggere medici e infermieri, ma appunto la tesi iniziale è che la sua utilità sia troppo limitata per essere considerata soddisfacente.

Decessi nelle RSA dal 1° Febbraio al 14 Aprile per covid-19 accertato o sintomi associabili.
“Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie” dell’ISS. Per accedere al documento completo, premere sulla tabella.

Le principali problematiche fino ad ora evidenziate sono:

  • RSA. Il direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’Europa, Hans Kluge, ha dichiarato che più del 50% del totale dei decessi per covid-19 è avvenuto all’interno di RSA.
  • Ospedali focolaio. La professoressa Capua ha più volte sottolineato la presenza di un “hospital outbreak”: gli ospedali sono divenuti focolai incontrollabili.
  • Operatori sanitari ammalati. Al 27 Aprile sono deceduti 151 medici a causa dell’epidemia (ELENCO COMPLETO, sito ufficiale FNOMCeO): gli operatori sanitari entrano in contatto con persone infette quotidianamente e non sono stati protetti in maniera adeguata.

Esse appaiono un nodo cruciale per il contenimento dell’epidemia e, chiaramente, non sono risolvibili attraverso il tracciamento digitale.


8. PROBLEMA DEL TRACCIAMENTO DEGLI ASINTOMATICI

Il presupposto dello schema di tracciamento è che venga accertato un caso di covid-19 in tempi estremamente brevi (torniamo alla velocità di diagnosi cioè ai tempi dei tamponi). I test a tappeto sono impossibili: dovremmo analizzare tutti i giorni gran parte della popolazione (ancora: quanto tempo passa per la diagnosi?). Essendoci possibilità di movimento, è possibile infettarsi anche solamente il giorno dopo aver effettuato il tampone! Quindi si ci riduce a testare i sintomatici (oltre a chi è stato con essi a contatto, il che è appunto il principio del tracciamento) mentre il 90% dei casi è asintomatico o paucisintomatico.

“Gestire l’esposizione di individui asintomatici è tecnicamente impossibile, soprattutto di fronte a un così ampio bacino di portatori asintomatici”, sostiene la Landau. Se ne deduce che il ruolo del tracciamento può essere di supporto, non di essere uno strumento risolutivo. La cosa appare evidente anche a Farzad Mostashard (LINK DIRETTO), ex National Coordinator for Health IT di New York:”Anche se si ottiene che 1/3 della popolazione lo adotti, solo il 9% dei contatti sarà coperto”


9. DIPENDENZA DAL DISPOSITIVO

Nella definizione stessa di tracciamento digitale c’è un problema: posso tracciare soltanto coloro che hanno un dispositivo addosso. Chi lavora o comunque svolge una qualsiasi attività, avrà sempre il telefono nel pantalone o nella giacca? A Washington si sono ammalati 45 membri di una corale: come facevamo a tracciarli, visto che hanno cantato senza dispositivi mobili nelle tasche? (LINK DIRETTO). Pensate al caso di diffusione del contagio avvenuto per gli incontri di cattolici neocatecumenali ad Atena Lucana (LINK DIRETTO).

Il tracciamento in casi del genere può avvenire, in apparenza, in maniera molto più semplice. Erano tutti nello stesso luogo: posso controllare i presenti laddove vi sia un contagio accertato tra essi. Per farlo, però, le persone devono ammettere di essere state nei luoghi di focolaio e questo non è affatto scontato.

Onde evitare ciò, in Corea del Sud, effettuano il tracciamento con il GPS. Il 60% dei casi infettivi iniziali sono stati scoperti in relazione alla funzione avvenuta presso la Chiesa di Gesù di Shincheonji. Attenzione però: è improbabile che vi siano molti vettori così centralizzati (tanti contagi tutti risalenti allo stesso focolaio) e quindi facili da rintracciare. Quindi anche una soluzione del genere non è affatto risolutiva (al di là dei problemi di sicurezza dei dati e di privacy).


10. APP VOLONTARIA

L’utilizzo di un’applicazione NON obbligatoria (LINK DIRETTO) è destinato ad essere basso, molto basso. Il tutto si basa non solo sulla diffusione ma anche sull’utilizzo corretto dell’applicazione, cosa niente affatto scontata. Data la presenza di potenziali falsi allarmi, le persone potrebbe abituarsi a scartare gli avvisi, nella sciocca convinzione di aver rispettato qualsiasi tipo di norma di sicurezza.

Una volta risultati positivi al tampone, si riceve un codice che permette di far identificare il nostro contatto (anonimo, sia ben chiaro) come positivo ed allertare chi è venuto in contatto Bluetooth con noi. Bene. Anzi, male: perché l’inserimento del codice è manuale, ovviamente. Ci affidiamo al senso civico dei cittadini? Sì, è vero: la maggior parte di coloro che ha deciso di utilizzare l’applicazione accetterà di farlo in maniera attiva, ma quale percentuale non lo farà? Percentuale che andrà a sommarsi a quella che già NON utilizza l’app.

Il professor Anderson a Cambridge, foto tratta da https://www.cl.cam.ac.uk/~rja14/

Ross Anderson sostiene sia destinata a fallire visto che nessuno ha un incentivo ad usarla, tranne le persone che si conformano religiosamente a qualsiasi cosa il governo chieda. Se l’assorbimento rimane al 10-15%, come a Singapore, non sarà molto utile“. Inoltre pone l’attenzione sulla possibilità di “imbrogliare“, idea crescente laddove si imponga la quarantena legata ad eventuali certificati digitali di “negatività”:”come i certificati di vaccinazione contro la febbre gialla di cui avevi bisogno per i tropici, ai bei vecchi tempi in cui potevi andarci davvero“.


CONCLUSIONE

Il contact tracing tramite principio di prossimità con Bluetooth può essere semplicemente un supporto ad altri metodi di prevenzione e tracciamento, non costituendo una soluzione assoluta per contenere eventuali nuovi focolai.

Ho volutamente omesso ogni tipo di considerazione su:

  • sicurezza dei dati e privacy
  • bontà del tracciamento digitale come supporto e NON come soluzione dominante (basti vedere il lavoro di Marcel Salathé).

Tali aspetti sono stati riservati ad ampi articoli futuri. Abbiamo tempo: la fase 2 sarà molto, molto lunga.

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