IL SERVIZIO FLOAT E LA VALVOLA DEL PALLONE

“Quelli che battono floating devono battere comunque difficile ma con un margine d’errore molto minore di quelli che battono in salto”
(Julio Velasco)

Il servizio “floating” (“fluttuante”) è quel tipo di battuta che genera una traiettoria finale caotica, tipicamente a zig-zag, con punto di atterraggio della palla non predicibile. L’introduzione di una nuova valvola nel pallone Mikasa del 1962, utilizzato anche alle Olimpiadi di Tokyo ’64, permise ai giocatori di sfruttare questo fenomeno fisico come vera e propria tattica in battuta.

La finale del Torneo Olimpico Tokyo 1964 tra Giappone (vittorioso) e URSS. Ecco il classico pallone Mikasa la cui conformazione permise l’introduzione del servizio float. [foto dal sito fivb.com]

LA PRESENZA DELLA VALVOLA

La superficie di un pallone da pallavolo è sostanzialmente uniforme (liscia). La valvola e le cuciture sono, però, disuniformità sufficientemente notevoli da cambiare la fluidodinamica dell’aria al contatto col la sfera.Anche se non siamo abituati a considerare l’aria come un qualsiasi altro fluido, non dobbiamo dimenticare che essa influenza il moto della palla.

Una battuta con la sfera idealmente priva di qualsiasi rotazione, percorre una parte della traiettoria in maniera “lineare” (a causa del regime laminare del moto dell’aria).

Dopo un certo numero di metri, la traiettoria inizia ad assumere un andamento “casuale” e “caotico” (a causa regime turbolento del moto dell’aria), come se “galleggiasse”. Questo fenomeno è dovuto all’interazione dell’aria con la superficie non completamente regolare.

La valvola costituisce la principale irregolarità di superficie (leggermente scavata) e pertanto la sua presenza risulta decisiva affinché il servizio sia floating.

Il presupposto fondamentale è che la palla NON ruoti durante il volo. La rotazione distribuirebbe in maniera mediamente equa il contatto delle disuniformità con l’aria: questo NON permetterebbe il verificarsi della casualità della traiettoria.

La palla va quindi colpita in maniera netta (bisogna bloccare il movimento al contatto, senza il follow through tipico delle schiacciate) e lungo il centro, senza alcun tipo di rotazione iniziale o spostamento dall’asse di partenza nel lancio.

LA POSIZIONE DELLA VALVOLA

Il pallone di pallavolo è un corpo tozzo a forma di sfera cava (dentro c’è aria). La massa è distribuita in maniera uniforme, fatta eccezione per la valvola: dove c’è la valvola c’è più massa e questo influenza completamente l’aerodinamica (pensate al pendolo).

Potrebbe sembrare corretto, quindi, colpire la palla esattamente sulla valvola (essendo il punto con maggiore massa) per ottenere l’effetto “float”, in modo da minimizzare gli effetti di rotazione, stabilizzando il volo. Il leggendario giocatore di beach Ron Von Hagen era solito servire colpendo il pallone sulla valvola.

La palla tende ad oscillare in un punto intermedio tra il suo centro geometrico e il suo centro di massa, cioè la valvola. Il professore Keith Nicholls in “Modern Volleyball” dimostrò come la posizione della valvola determina solamente la direzione della traiettoria, non il movimento caotico e casuale tipico del floating: quest’ultimo, ribadiamo, è dovuto alla presenza stessa della valvola, non alla sua posizione al momento del colpo.

Un “vissuto” pallone Molten, ufficiale Lega Serie A femminile. La valvola è causa primaria dell’effetto floating: essa determina la maggiore non omogeneità della superficie.

Lo studioso A.D. McElroy nel suo “Mechanics of the float serve” stabilì che:

1. Se la valvola è posizionata alla destra di chi batte, il flusso d’aria può portare la sfera verso il basso a destra.

2. Se la valvola è posizionata alla sinistra di chi batte, il flusso d’aria può portare la sfera verso il basso a sinistra.

3. Il posizionamento della valvola nella parte anteriore della sfera può causare un tuffo al di sotto della traiettoria prevista.

4. Il posizionamento della valvola nella parte posteriore della sfera può causare un tuffo al di sopra della traiettoria prevista.

ESPERIMENTO SULLA POSIZIONE DELLA VALVOLA

Nello studio “Biomechanical Analysis of the Volleyball Overhand Floater Serve” dell’Università del Western Michigan, sono state prese in esame tre posizioni della valvola, scelte in maniera del tutto casuale: valvola posta nella parte inferiore, valvola posta alla destra dell’atleta e valvola posta nella parte anteriore.

Obiettivo: stabilire se la posizione della valvola influisca sulla fluttuazione. Sono stati effettuati 36 tentativi di servizio floating per ognuna delle 3 posizioni della valvola: 18 tentativi di servizio “corto” e 18 tentativi di servizio “lungo”.

Figura 1. Rielaborazione grafica dei dati dello studio “Biomechanical Analysis of the Volleyball Overhand Floater Serve”

Il grafico in Figura 1 sintetizza l’esperimento. Come previsto, si deduce che:

1. La posizione della valvola NON influenza l’esito (float/no-float) del servizio, perché le percentuali di riuscita del “galleggiamento” sono le stesse a prescindere dalla posizione della valvola.

2. Ben 7 servizi su 10 NON hanno presentato l’effetto “floating”, a prescindere dalla posizione della valvola.

Figura 2. Rielaborazione grafica dei dati dello studio “Biomechanical Analysis of the Volleyball Overhand Floater Serve”

In Figura 2 vediamo i risultati dei tentativi di effettuare un servizio floating corto. Più di 8 tentativi su 10 non producono un effetto floating. Inoltre, posizionare la valvola nella parte anteriore del pallone (rispetto a sé stessi), determina una traiettoria ancora più corta, il che fa tendere al fallimento l’esercizio: l’effetto di galleggiamento si ha solamente dopo x metri di volo (x dipende dalla forza impressa).

Figura 3. Rielaborazione grafica dei dati dello studio “Biomechanical Analysis of the Volleyball Overhand Floater Serve”

In Figura 3 vediamo i risultati dei tentativi di effettuare un servizio floating lungo. La metà dei servizi risulta effettivamente floating. In particolare, riuscire a superare di 4 metri (in lunghezza, ovviamente) la rete, aumenta la probabilità che il servizio assuma la tipica traiettoria casuale.

Effettuare un servizio floating corto è tra 4 e 5 volte più complicato di effettuare un servizio floating lungo, a prescindere dalla posizione della valvola.

DIFFUSIONE DEL SERVIZIO FLOATING

La percentuale di successo del servizio floating che vediamo in questo studio dipende anche dal livello tecnico delle giocatrici, le quali sono universitarie e collegiali americane.

Nella pallavolo femminile di alto livello, ben il 75% dei servizi viene effettuato con l’obiettivo di una traiettoria floating, mentre in ambito maschile oltre il 75% dei servizi è ormai di tipo jump top spin (fonte “Analysis of the service as a performance factor in high level volleyball and beach volleyball”, Universitat de Vic di Barcellona; “Notational Analysis of the Volleyball Serve”, di Ciuffarella et al.)

Bronzo Olimpico alle Olimpiadi 2012, Boninfante è stato uno dei principali esperti di servizio float della sua generazione. Nel video, un esempio di servizio jump float. [fonte: RaiSport e sportrentino.it]

La percentuale di tentativi di battute galleggianti sale nel beach volley (soprattutto nei set finali), con le donne sbilanciate di un 10% in più di servizi floating rispetto agli uomini. Come intuibile, la difficoltà tecnico-atletica del servizio jump top spin determina una maggiore ricerca di servizio floating nelle categorie inferiori, dove le percentuali si invertono: serie D 80% floating, serie C 75% floating (fonte coach Andrea Asta, allenatore FIPAV, www.andrea-asta.com).

CONCLUSIONE

1. La presenza dalla valvola è la causa principale dell’effetto di floating.

2. La posizione della valvola non influenza l’esito del galleggiamento ma determina la zona del campo dove si sposterà la palla.

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