I DATI DI AGOSTO NON SONO I DATI DI MARZO

Numquam ponenda est pluralitas sine necesitate (William of Occam)

Una analisi dei dati della pandemia di SARSCoV-2 quantomeno sufficiente, deve necessariamente basarsi sul seguente substrato: capire la differenza tra numero di contagiati reale e numero di contagiati accertato.

Il numero dei contagiati rilevato attraverso i famosi tamponi rappresenta solamente una parte del totale dei soggetti infettati (e quindi contagiosi, seppure in maniera differente da caso a caso).

Nel periodo pieno del picco di contagi (fine Marzo) il numero di contagiati accertato si stimava essere circa il 20% del totale reale (APPROFONDIMENTO).

Al momento (fine Agosto), invece, siamo in grado di tracciare la maggior parte dei contagi (per svariate ragioni che non approfondiremo in questa sede).

Il confronto tra periodi diversi

Il professor Vespignani (LINK DIRETTO) ha detto chiaro e tondo che:”[…] confronti tra i numeri di infezioni in questi giorni (fine Agosto) e quelli di mesi come Aprile/Marzo non sono possibili. In quei mesi la maggior parte degli asintomatici (e pauci) costituiva l’80% non rilevato.

“Da giugno in poi lo scarto” tra casi accertati e casi reali “è diminuito enormemente”.

Alessandro Vespignani, foto ufficiale Northeastern University Boston
https://cos.northeastern.edu/people/alessandro-vespignani/

Un confronto tra i dati raccolti nei mesi di picco e i dati raccolti nel periodo Luglio-Agosto sarebbe assolutamente errato.

Si tratta di campioni NON omogenei perché i dati a disposizione sono stati raccolti in condizioni e con criteri completamente diversi.

Nel periodo di picco (fine Marzo 2020), il campione casi accertati rappresentava in maniera NON sufficiente il totale degli infetti. Oggi (20 Agosto 2020) possiamo asserire che i casi accertati tendono ad essere prossimi al totale reale (occhio: tendono, non corrispondono).

Di conseguenza, qualsiasi parametro calcolato nel periodo Marzo-Maggio NON può essere confrontato col medesimo parametro calcolato nel periodo Giugno-Agosto senza tener conto di questo fondamentale aspetto.

Più bravi a tracciare gli infetti

Il professor Villa (LINK DIRETTO), come al suo solito, fornisce una spiegazione chiara e degna di Guglielmo da Occam:

“Siamo diventati molto più bravi a intercettare le persone infette”.

Riprendiamo le definizioni di CFR (letalità apparente) (APPROFONDIMENTO) ed IFR (letalità attesa) (APPROFONDIMENTO).

“2019-nCoV: preliminary estimates of the confirmed-case-fatality-ratio and infection-fatality-ratio, and initial pandemic risk assessment” (LINK DIRETTO)

Il CFR (case fatality ratio), è espresso come CFR=(numero decessi)/(numero contagiati accertati).

L’IFR (infection fatality ratio), è espresso come IFR=(numero decessi)/(stima numero contagiati reali).

Durante il periodo di picco il CFR si attestava intorno al 15%, mentre le stime più accurate di IFR (chiamiamola anche letalità reale) fornivano valori di circa 1% o inferiori.

La sovrastima della letalità era chiaramente dovuta alla impossibilità di accertare tutti o comunque la maggior parte dei contagi reali attraverso i test.

Il CFR è una sorta di letalità apparente, perché il numero di contagiati accertati sarà di certo inferiore a quello dei contagiati reali. Il CFR di inizio Giugno (corrispondente alla situazione di metà Maggio, APPROFONDIMENTO) sfiorava il 20%.

Grafico del professor Villa che spiega come il CFR sia prossimo all’IFR.

Tuttavia, col passare dei mesi, il CFR è crollato al valore 1,4% (Agosto), valore prossimo alla stima IFR dell’ISPI (LINK DIRETTO) pari a 1,1% circa: circa 11 volte in meno del 15% del periodo di picco.

In pratica il numero dei contagiati accertati tende a essere prossimo a quello dei contagiati reali.

Un dato di oggi non è un dato di Marzo

Villa spiega i motivi di questo crollo del CFR verso l’IFR.

“Due ipotesi:

1) siamo diventati più bravi a capire chi abbia contratto l’infezione (i contagi accertati si avvicinano a quelli reali)

2) siamo diventati più bravi a isolare gli anziani (scende la letalità)”.

“Probabilmente è vera anche la seconda ipotesi, ma sembra difficile sostenere che le nostre misure abbiano davvero un impatto così forte nel proteggere le persone a rischio, tanto da ridurre drasticamente la letalità”

“La prima ipotesi sembra il fattore predominante: abbiamo fatto molti progressi nell’individuare le persone positive”.

Villa al Festival del Giornalismo
https://www.festivaldelgiornalismo.com

Dunque siamo diventati più efficienti nel tracciare le persone infette: i casi positivi rilevati sono molto vicini al numero dei casi reali.

Questo, sia ben chiaro, non ci permette di migliorare in assoluto l’efficacia dei metodi statistico-predittivi, né per sostenere tesi catastrofiste, né per sostenere tesi più ottimistiche. Si tratta di semplice rispetto dei dati e dei numeri.

Quanto detto ci permette di giungere alla seguente conclusione:

in termini di letalità:

“Un nuovo caso (accertato) oggi è undici volte meno preoccupante di un nuovo caso di Marzo”.

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