STIMA DEL NUMERO REALE DI CONTAGIATI

Uno dei problemi principali legati alla complessa gestione della pandemia di SARS-CoV-2 e conseguente COVID-19, è la presenza di un notevole numero di contagiati privi di sintomi.

Siamo ormai abituati a indicare costoro con il termine “asintomatici” . Essi sono comunque in grado (in proporzione alla specifica carica virale) di diffondere il virus.

La maggior parte di coloro i quali non presenta sintomi, sfugge alle statistiche ufficiali, seppure in maniera sempre minore col migliorare del contact tracing .

In altre parole, il numero di contagiati “accertati” è strettamente inferiore al numero reale di contagiati .

(conferenza stampa della Protezione Civile, fonte “ilfattoquotidiano.it)

La definizione di “contagio accertato” passa necessariamente dalla positività al test, cioè l’analisi dell’ormai famoso tampone.

Di conseguenza i limiti dei test ricadono sulla efficacia della tracciabilità dei soggetti contagiati.

Per esempio: è operativamente impossibile testare in tempi ragionevoli l’intera popolazione e comunque dovremmo effettuare test continui tutti i giorni per assicurarci che il soggetto non infetto ieri non si sia infettato oggi; i test prevedono tempistiche realizzative e di analisi; la comunicazione dei dati raccolti non è immediata.

La maggior parte delle persone plausibilmente infette, non presentando sintomi, non viene sottoposta a tampone, se non in casi di tracciamento specifico. Di conseguenza è impossibile avere il numero preciso delle persone effettivamente contagiate.

Tuttavia, per capire come stia evolvendo l’epidemia, è necessario fornire quantomeno una stima del numero reale di contagiati. Per fare ciò, è conveniente stabilire una proporzione tra il numero dei contagiati accertato comunicato e il numero reale dei medesimi.

DALL’IFR AL NUMERO DI CONTAGIATI

Secondo gli studi di settore, la letalità attesa da COVID-19 si assesta tra lo 0.6% e lo 0.8%. Significa che, tra tutti i contagiati, poco meno dell’1% passerà a miglior vita. Tale valore viene indicato con l’acronimo inglese IFR (per approfondire LINK DIRETTO).

IFR=(Numero Decessi)/(Numero Reale di Contagiati)

Questa letalità attesa può certamente variare a seconda della specifica declinazione dell’epidemia (e soprattutto della risposta medica ed organizzativa ad essa), ma stiamo sempre intorno all’1%.

La letalità attesa è quindi una caratteristica specifica dell’epidemia stessa, seppure con le premesse fatte, ed è stata determinata con appositi studi (LINK DIRETTO).

Ci aspettiamo, quindi, che il rapporto tra i decessi (i quali sono registrati con certezza) e il numero di contagiati (che non conosciamo con certezza e che, appunto, vogliamo stimare) sia poco meno di 1/100.

(spiegazione grafica dell’IFR, LINK DIRETTO, Mike Famulare, Institute for Disease Modeling)

Fissata questa percentuale, essendo noto il numero di decessi (non apriamo in questa sede la questione legata alla definizione dei medesimi), è possibile risalire al numero di contagiati totale.

Numero Reale di Contagiati=(Numero Decessi)X(IFR)

Attenzione: questa stima è puramente descrittiva, non si tratta di una proiezione statistica accurata.

I dati forniti, infatti, sono asincroni, basti pensare che la registrazione dei contagiati accertati avviene con un ritardo di circa 7 giorni rispetto alla situazione reale (LINK DIRETTO).

I contagiati guariscono con tempistiche differenti ovvero passano a miglior vita dopo periodi di degenza (o meno) estremamente variabili e anche in questi casi la registrazione degli eventi avviene in maniera ritardata ed eterogenea o comunque dopo test affetto esso stesso da ritardi e tempistiche specifiche.

Inoltre la disomogeneità del numero di test a seconda del giorno oppure a seconda della zona aggiunge altra complessità statistica alla stima.

I decessi registrati e comunicati nel giorno N, non sono conseguenti ai contagiati del giorno N.

Non possiamo, inoltre, stabilire un nesso uniforme tra contagi registrati in un certo giorno e i decessi conseguenti, perché, come detto, ogni soggetto ha una evoluzione differente.

Tradotto: non possiamo dire che i morti comunicati nel giorno N siano conseguenti ai contagi comunicati nel giorno N-10 oppure N-7.

In altre parole, ciò che stiamo dicendo ha valore per comprendere l’andamento e per avere un ordine di grandezza con il quale confrontarsi, null’altro. Non siamo di fronte ad una stima in senso statistico stretto.

CONTAGIATI REALI IN ITALIA

Visto lo scopo puramente descrittivo, proviamo a ragionare supponendo una uniformità della dinamica, stabilendo un ritardo fisso di N giorni tra comunicazione dei contagiati accertati (al giorno G) e conseguenze di questi contagi (G+N). Ricaviamo N dalle stime dell’ISS.

Dal Report dell’ISS (LINK DIRETTO):”I tempi mediani (in giorni) che trascorrono dall’insorgenza dei sintomi al decesso (12 giorni), dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale (5 giorni) e dal ricovero in ospedale al decesso (7 giorni). Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è di 6 giorni più lungo in coloro che sono stati trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (12 giorni contro 6 giorni)“.

(dal sito dell’ISS EpiCentro, LINK DIRETTO)

Tale risultato è coerente con quanto si afferma nello studio “COVID-19: time from symptom onset until death in UK hospitalised patient” (7 Ottobre, LINK DIRETTO) e in quello dell’OMS di Febbraio (LINK DIRETTO).

Per semplicità, dunque, supponiamo che i contagiati nel giorno G abbiano una evoluzione della propria condizione esattamente dopo N=12 giorni.

Stando al Report fornito dalla Protezione Civile (LINK DIRETTO) in data 20/11/2020, in Italia vi sono stati 48.569 decessi legati alla COVID-19.

Torniamo indietro di 12 giorni, prendendo il Report in data 8/11/2020 (LINK DIRETTO), il quale attesta 935.104 casi accertati.

Fissata la letalità a 0,8%, il numero reale di contagiati da inizio pandemia è stato pari a 6.071.125.

Il rapporto tra casi accertati e casi reali è dunque pari a 1/6,5, ovvero: ogni 2 contagiati accertati ve ne sono stati 13 reali.

Questa proporzione è da intendersi valida per i valori totali italiani: in maniera evidente la situazione è differente da zona a zona.

Il numero di contagiati reali in Campania a Marzo era nettamente inferiore a quello della Lombardia.

I dati della Campania, relativi al 20/11 (decessi) e all’8/11 (contagi accertati) sono i seguenti:

contagi accertati fino all’8/11: 86.919
decessi registrati fino al 20/11: 1.249

stima contagiati reali: 156.125
rapporto contagiati reali vs contagiati accertati: 1.7

Il che attesta una diffusione dell’epidemia inferiore nel periodo analizzato.

Bisogna quindi prestare attenzione e specificare sempre la zona di riferimento dell’analisi: i dati nazionali sono mediati sull’intero territorio mentre l’epidemia ha dinamiche differenti nelle singole zone.

Dire che in Italia il numero di contagiati reali è 6 volte maggiore di quello accertato è corretto ma tale fattore di proporzionalità non è utile per dedurre il numero di contagiati reali nelle singole regioni.

LE STIME DEGLI ESPERTI

Secondo lo studio “Seroprevalence of Antibodies to SARS-CoV-2 in 10 Sites in the United States, March 23-May 12, 2020” (LINK DIRETTO) della dottoressa Fiona Havers, “it is likely that greater than 10 times more SARS-CoV-2 infections occurred than the number of reported COVID-19 cases”: il numero di contagiati reali è più di 10 volte quello degli accertati, con un minmo di 6 volte e un massimo di ben 24 volte.

Il capo dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) degli USA, Robert Redfield, come riportato dal Washington Post (LINK DIRETTO), ha parlato di una numero di contagiati reali pari a 10 volte il numero di contagi accertati.

(Dr. Robert Redfield, dal sito time.com)

L’epidemiologo La Vecchia stima in circa 1 a 6 il rapporto tra contagiati accertati e quelli reali (LINK DIRETTO).

In uno studio effettuato sulla popolazione di Bergamo da parte dei dottori Perico e Remuzzi, pubblicato su EBioMedicine (gruppo The Lancet, LINK DIRETTO) (ANSA, LINK DIRETTO), si attesta che i valori reali siano 25 volte maggiori.

CONCLUSIONE

Deve essere ben chiaro, a chi desidera analizzare la situazione epidemiologica legata alla COVID-19, che il numero reale di contagiati è ben maggiore del numero di contagiati accertati.

La proporzione tra i due valori cambia da zona a zona, non ha senso fornire un valore assoluto.

Tuttavia, a fini della nostra analisi, è utile stabilire un fattore K generico, così da ottenere quantomeno una stima descrittiva dei contagiati reali.

L’analisi sulla letalità attesa fornisce un fattore K=6 in Italia. Esso è coerente con gli studi di settore, anche se ritenuto un limite inferiore.

In sintesi:

quando leggiamo il numero di contagiati fornito dalla Protezione Civile, è lecito supporre che il numero reale sull’intero territorio nazionale sia almeno 6 volte superiore al dato fornito.

INVITO ALLA LETTURA

Matteo Villa (LINK DIRETTO):”Se il coronavirus ha meno segreti” (https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/se-il-coronavirus-ha-meno-segreti-27292).

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